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Quanto devono essere intollerabili le sofferenze prima che lo Stato ti liberi dal dolore. La Corte Costituzionale torna sul diritto al suicidio assistito

18/07/2014, n. 135  - Corte Costituzionale

Nella perdurante assenza di una legge che regoli la materia, i requisiti per l’accesso al suicidio assistito restano quelli stabiliti dalla sentenza n. 242 del 2019, compresa la dipendenza del paziente da trattamenti di sostegno vitale, il cui significato deve però essere correttamente interpretato in conformità alla ratio sottostante a quella sentenza.
Tutti questi requisiti:
(a) irreversibilità della patologia,
(b) presenza di sofferenze fisiche o psicologiche, che il paziente reputa intollerabili,
(c) dipendenza del paziente da trattamenti di sostegno vitale,
(d) capacità del paziente di prendere decisioni libere e consapevoli – devono essere accertati dal servizio sanitario nazionale, con le modalità procedurali stabilite in quella sentenza.
Vai alla sentenza Corte Costituzionale 242/2019 https://www.legalcorner.it/22-11-2019-n-242/(si apre in una nuova scheda)

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Danno erariale e risarcimento civile sono azioni autonome ma non possono duplicare i risarcimenti

ord., 26 giugno 2024, n. 17634 - Sezioni Unite Civili

E’ stata affermata, in relazione al regime transitorio, la giurisdizione del giudice ordinario qualora, pur a fronte di fatti costitutivi in parte verificatisi antecedentemente al 1 luglio 1998, risulti essere unitaria la fattispecie devoluta alla cognizione del giudice, non sono esportabili al rapporto fra azione di responsabilità civile ed azione per danno erariale. Nel primo caso, infatti, viene in rilievo un’unica azione, fondata su fatti costitutivi realizzatisi solo in parte nel regime della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo; in quello che ci occupa, invece, si è in presenza di azioni distinte ed autonome, rispetto alle quali si pone unicamente la questione, qualora entrambe vengano esercitate, di impedire il cumulo del danno risarcibile, questione che attiene non alla giurisdizione, bensì al merito della domanda (ossia alla sua proponibilità, qualora il danno sia già stato interamente ristorato, o alla parziale infondatezza della pretesa nell’ipotesi in cui il pregiudizio, in ragione della diversità delle azioni anche negli aspetti inerenti alla quantificazione, sia stato ristorato solo in parte

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Il farmacista consegna farmaco con posologia errata e l'infermiere lo somministra. Infermiere licenziato

24/06/2024, n.17306 - Cassazione civile sez. lav.

Nella scala valoriale espressa dalla contrattazione collettiva, la medesima condotta di errore nella somministrazione della terapia, punibile con la misura conservativa, diviene punibile con la sanzione espulsiva ove si caratterizzi per la “particolare gravità”. Questa caratteristica, in cui si condensa la valutazione di proporzionalità del recesso, deve essere collegata a specifici elementi oggettivi o soggettivi, a particolari modalità della condotta o al peso delle sue conseguenze, estranei alla previsione base (quella punita con sanzione conservativa) e significativi di un inadempimento così grave da recidere il vincolo fiduciario.

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Somministrazione in situazione di emergenza di eparina senza consenso informato. Quali conseguenze?

26/06/2024, n.17649 - Cassazione civile sez. III

L’inadempimento dell’obbligo informativo può assumere incidenza deterministica sul risultato infausto dell’intervento correttamente eseguito solo in caso di presunto dissenso, in quanto l’intervento terapeutico non sarebbe stato eseguito – e l’esito infausto non si sarebbe verificato – non essendo stato voluto dal paziente; invece, nel secondo caso (deficit informativo dedotto come lesivo del diritto all’autodeterminazione), pur essendo pacifico questo evento lesivo (in quanto il paziente non è stato messo nelle condizioni di determinarsi autonomamente in ordine alla scelta terapeutica o all’intervento sanitario propinatigli), tuttavia esso non costituisce, ex se, danno risarcibile, essendo al riguardo indispensabile allegare e provare specificamente quali altri pregiudizi, diversi dal danno alla salute eventualmente derivato, il danneggiato abbia subito.

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Il medico generale non esce per una visita urgente. Il fragile equilibrio tra etica e reato e tra medico di famiglia e di continuità assistenziale

07/05/2024, (dep. 21/06/2024), n.24722 - Cassazione penale sez. VI,

La sentenza distingue in modo netto, il profilo della trasferibilità del paziente (toccato dal citato Accordo Nazionale) da quello dell’urgenza della prestazione richiesta: urgenza in presenza della quale – come nel caso di specie – , trasferibile o meno che fosse il paziente, i Giudici hanno ritenuto scattasse la competenza di altra articolazione sanitaria, e cioè, nella specie, dei medici del c.d. 118.

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L'invito ai medici di prescrivere il farmaco biologico o biosimilare meno costoso deve lasciare il medico libero di scegliere seppure con adeguata motivazione

06/12/2021 n. 8158 - Consiglio di Stato- Sezione Terza

Nelle aziende sanitarie, sia i pazienti naive che i pazienti in terapia con il farmaco “originator” riceveranno il nuovo farmaco “biosimilare”, se aggiudicatario della procedura pubblica di acquisto, salvo diversa documentata indicazione da parte del medico prescrittore, cui spetta sempre la decisione finale, non essendo consentita la sostituibilità automatica da parte del farmacista. Nei casi in cui il medico prescrittore ritenga opportuno continuare ad utilizzare il farmaco “originator” e comunque non aggiudicatario della procedura pubblica di acquisto, dovrà predisporre una sintetica ma esaustiva relazione che documenti le ragioni cliniche che rendono necessaria la somministrazione del farmaco non aggiudicatario di gara rispetto al farmaco aggiudicatario.

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I farmaci biologici e quelli e biosimilari non sono automaticamante intercambiabili. ancorché si basino su un medesimo principio attivo ed abbiano le stesse indicazioni terapeutiche

20/06/2023 n. 3739 - Tar Campania - sezione prima

I farmaci biotecnologici, per complessità e processo di produzione, non sono mai completamente equivalenti, sebbene abbiano le stesse indicazioni terapeutiche e lo stesso principio attivo .
Non è possibile – come statuito anche dall’AIFA – instaurare un rapporto di piena interscambiabilità tra farmaco biosimilare e farmaco originario, né tra biosimilari; la scelta di trattamento è una decisione clinica affidata al medico e concordata con il paziente

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Indicazione regionale che invita a sostituire in ambito territoriale il farmaco biologico prescritto in ambito ospedaliero con il meno costoso biosimilare

28/02/2024 n. 541 - Tar Lombardia- terza

La è investita in materia farmaceutica, ove essa dispone della “discrezionalità organizzativa e di scelta, pur nei limiti imposti dal rispetto dei principi posti delle norme nazionali, nonché precisi obblighi di monitoraggio e contenimento della spesa pubblica” e “può prevedere misure di razionalizzazione della spesa farmaceutica, sia per contenerla sia per impegnare le somme limitate a sua disposizione nel modo ritenuto più congruo alle esigenze della popolazione”, senza che le prescrizioni regionali dettate per esigenze di razionalizzazione della spesa sanitaria integrino “di per se stesse, il vizio di eccesso o, addirittura, di sviamento di potere, ma risultano illegittime solo se, e nella misura in cui, per raggiungere tale obiettivo di contenimento della spesa finiscono per essere violate disposizioni normative a tutela della salute, come ad esempio la necessità della previa acquisizione della valutazione dell’AIFA per stabilire l’equivalenza terapeutica tra farmaci contenenti principi attivi diversi” (Cons. Stato, Sez. III, 13/04/2018, n. 2229); circostanze, queste ultime, che non sussistono nel caso di specie.

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Morte del paziente per emorragia celebrale. Prescrizione eparina in assenza di consenso informato -rigetta

24/04/2024, n.11075 - Cassazione civile sez. III

Quanto al consenso informato, posto che la sua violazione è stata posta dal ricorrente in relazione al pregiudizio alla salute, non risulta specificatamente impugnata la ratio decidendi costituita dal rilievo che non risulta accertato se, ove fornita l’informazione asseritamente mancante, questa avrebbe consentito alla paziente di adottare i comportamenti alternativi indicati con l’atto di appello. Alla luce della persistenza di tale ratio decidendi, il motivo risulta privo di decisività.

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