manca l'ecodopler - persa la possibilità statistica di avere una diagnosi precoce della trombosi.

06/03/2019 n. 6443 - Cassazione civile

Quanto alla liquidazione del danno da perdita da chance, la giurisprudenza di legittimità è allineata nel ritenere che essa vada effettuata in ragione di un criterio prognostico basato sulle concrete, ragionevoli possibilità di conseguimento del bene o del risultato utile

Con sentenza del 2 luglio 2014 il Tribunale di Lecce accoglieva parzialmente domanda di risarcimento di danni proposta da D.R.A., D.R.F. e D.R.S. in proprio e quali eredi di P.A. nei confronti della Asl di Lecce e del Presidio Ospedaliero (OMISSIS) per responsabilità professionale dei sanitari dell’Ospedale leccese e della Asl verso D.R.A.; essendo stata chiamata in causa Generali S.p.A. per garanzia dall’Asl, il Tribunale rigettava anche questa domanda. Proponeva appello l’Asl, e resistevano tutte le controparti. La Corte d’appello di Lecce, con sentenza del 4 settembre 2017, lo accoglieva parzialmente, riducendo l’importo del capitale del risarcimento.

Ha proposto ricorso, basato su due motivi, D.R.A..

Il primo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione degli art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 111 Cost. La sentenza sarebbe nulla perchè la corte territoriale, a pagina 8, paragrafi 2 e 3, non avrebbe enunciato i criteri determinativi del quantum del risarcimento.

Il secondo motivo denuncia, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 1226 c.c.: il giudice d’appello liquida equitativamente il danno, in violazione appunto di tale norma. Infatti la liquidazione equitativa dovrebbe essere effettuata unicamente nell’ipotesi il danno non possa essere provato nel suo preciso quantum.

Si è difesa con controricorso Generali S.p.A., che ha pure depositato memoria.

1.1. Nel primo motivo lamenta che la corte territoriale avrebbe fornito una motivazione apparente nella parte in cui – pagina 8, paragrafi secondo e terzo quantifica l’entità del risarcimento, riducendolo rispetto al primo grado (che aveva condannato a risarcire il danno da perdita di chances nella misura di Euro 200.000) all’esatta metà, ovvero Euro 100.000. In particolare, osserva il ricorrente, “la Corte non enuncia in alcun modo i criteri seguiti nel giungere a tale determinazione”, in violazione quindi dell’obbligo costituzionale di fornire motivazione in tutti i provvedimenti giurisdizionali. Invero, la motivazione sarebbe stata “inesistente o apparente, nel senso che l’esposizione delle ragioni della scelta del 15/20%, poichè scarna e riduttiva, non è idonea a rilevare e rivelare la ratio decidendi, che così appare obiettivamente incomprensibile”: dal secondo e dal terzo paragrafo della pagina 8 “non si evince in alcun modo, neanche per relationem, il procedimento ermeneutico e motivazionale che ha consentito ai Giudici di merito di quantificare nella misura del 15-20% la percentuale di danno risarcibile da perdita di chances di cura di D.R.A., misura del 15-20% che compare per la prima volta nella sentenza impugnata, che non ha riscontro specifico nella CTU, nè fondamento alcuno in punto di quantificazione del petitum poichè priva di qualsiasi riscontro”, sia soggettivo (cioè “legato al tipo di cure di D.R.A.”), sia oggettivo (cioè “legato alla qualità e quantità del danno arrecato”). In conclusione, non sarebbe attuabile “l’identificazione di alcun criterio scelto dalla Corte Territoriale per la determinazione…del quantum decisum”.

1.2 In effetti, così si esprime la corte territoriale sull’oggetto del motivo:

“Quanto alla liquidazione del danno da perdita da chance, la giurisprudenza di legittimità è allineata nel ritenere che essa vada effettuata in ragione di un criterio prognostico basato sulle concrete, ragionevoli possibilità di conseguimento del bene o del risultato utile, assumendo come parametro di valutazione il vantaggio complessivamente realizzabile dal danneggiato, diminuito di un coefficiente di riduzione proporzionata al grado di possibilità di conseguirlo, deducibile dagli elementi costitutivi della singola situazione giuridica dedotta, ovvero ricorrendo ai criteri equitativi… Nella relazione medico-legale, si dà atto che, qualora fosse stato eseguito l’ecocolordoppler e, dunque, rilevata una iniziale trombosi carotidea, il D.R. avrebbe avuto “alcune chances di essere trattato proficuamente”, “chance” che questa Corte, tenuto conto del complessivo tenore delle valutazioni del ctu, già esaminate, ritiene di poter quantificare nel 15-20%… La sorte capitale del risarcimento dovuto a D.R.A., in applicazione dei criteri fin qui illustrate comunque equitativamente, dovrà, in definitiva, essere rideterminata in Euro 100.000 (invece che 200.000), oltre accessori nei termini già fissati dal Tribunale, così parzialmente riformando la sentenza impugnata…”.

1.3 Nelle pagine precedenti, in realtà, era stato riassunto il contenuto del primo motivo d’appello, che aveva contestato l’esistenza di un nesso eziologico tra l’evento dannoso e l’omissione diagnostica che era stata attribuita ai sanitari: il consulente tecnico d’ufficio avrebbe escluso tale legame causale, per cui, anche se l’ecocolordoppler fosse stato eseguito, ciò “non avrebbe evidenziato alcun problema emendabile su cui intervenire, per prevenire l’ictus” che aveva poi colpito l’attuale ricorrente. Era stato altresì esposto il contenuto del terzo e del quarto motivo d’appello, con cui l’appellante aveva censurato la sentenza di prime cure nella parte in cui ne era stato condannato al risarcimento del danno da perdita di chances del paziente, sia asserendo che vi fosse stata ultrapetizione, sia perchè non vi sarebbe stato in effetti alcun danno da perdita di chances, considerate le contraddittorie valutazioni del consulente tecnico d’ufficio, “il quale da un lato ha escluso l’efficienza causale dell’omissione diagnostica con riferimento all’ictus cerebrale…, dall’altro ha asserito che “l’esecuzione dell’ecocolordoppler avrebbe potuto evidenziare qualche elemento diagnostico”, sicchè “la mancanza di tale accertamento ha ridotto le chance che il paziente aveva di ottenere una diagnosi precoce”, valutazione quest’ultima che, tra l’altro, il ctu ha affermato…”con un criterio di scarsa valenza medico-legale” “. E’ a questo punto che – emerge dalla sintesi della corte territoriale avente ad oggetto le suddette censure dell’appellante emerge la questione del quantum: riporta appunto la corte che, in subordine alle precedenti censure, l’appellante lamentava che “sarebbe incongruo e andrebbe, pertanto, sensibilmente ridotto, l’importo” che il primo giudice avrebbe liquidato come somma “arbitraria, nonchè ingiusta e illegittima, atteso che nessun criterio di quantificazione del pregiudizio è stato indicato” (motivazione, pagine 4-5).

1.4 La corte territoriale, allora, si spende nelle immediatamente pagine seguenti in ordine al nesso eziologico e all’an del pregiudizio consistente nella perdita di chances. Giungendo a evidenziare l’incidenza che avrebbe avuto la disposizione di un ecocolordoppler, il giudice d’appello condivide, alla fine di tale percorso, la valutazione del consulente tecnico d’ufficio (motivazione, pagine 7-8).

E’ evidente che, fin qui, non è stata ancora affrontata la quantificazione concreta del danno, nè sono già evincibili criteri per determinarlo.

1.5 Contestualizzando, quindi, il passo motivazionale indicato nel motivo come apparente – ovvero i paragrafi secondo e terzo della pagina 8 – con quanto era stato in precedenza rilevato dalla corte territoriale, emerge ictu oculi che le ragioni manifestate dalla corte territoriale nel periodo censurato sono effettivamente apparenti. Invero, dopo aver richiamato una generale definizione giurisprudenziale del danno da perdita di chances, la corte territoriale si limita ad affermare che il consulente d’ufficio aveva riconosciuto al D.R. “alcune chances di essere trattato proficuamente”, da ciò subito passando alla quantificazione nella misura del 15-20%, sulla base della quale, applicate tali percentuali su un danno biologico permanente indicato dalle tabelle milanesi nel 65%, giunge, “in applicazione dei criteri fin qui illustrati e comunque equitativamente”, alla netta metà di quanto riconosciuto dal giudice di prime cure.

E’ del tutto evidente l’assenza di reale illustrazione di criteri, ed anzi lo iato strutturale che si apre tra il riferimento alla valutazione del consulente tecnico e la quantificazione al 15-20%: quantificazione, quest’ultima, che la corte esprime in modo apodittico, senza minimamente spiegare le ragioni che la sorreggono.

E vi è di più. Lo stesso elemento di valutazione tecnica cui la corte, in modo peraltro così già definibile “apparente”, si rapporta, ovvero l’inciso “alcune chances di essere trattato proficuamente” (il D.R.) tratto dalla relazione del consulente d’ufficio di per sè, a sua volta, è meramente generico e assertivo, perchè “alcune” chances è un’espressione indefinita, che il consulente tecnico avrebbe dovuto concretizzare in termini numerici, quantomeno con una forbice di massima e minima possibilità. E se il consulente in effetti nulla avesse concretizzato, era più che ovvio necessario a questo punto disporre una integrazione della consulenza al riguardo, proprio perchè l’esistenza del danno era risultata accertata in senso positivo.

Il giudice d’appello quindi ha, in ultima analisi, celato le ragioni della quantificazione, id est non ha – come invece gli impone l’obbligo costituzionale (per tutti v. S.U. 7 aprile 2014 n. 8053 e S.U. 3 novembre 2016 n.22232) esternato il proprio percorso accertatorio/valutativo, che peraltro (si nota per inciso) lo ha condotto ad un drastico dimezzamento del quantum determinato dal giudice di prime cure. Da ciò discende l’accoglimento del motivo in esame, con assorbimento di quello seguente. La sentenza deve pertanto essere cassata in relazione, con rinvio – anche per le spese del grado – alla Corte d’appello di Lecce in diversa composizione.

P.Q.M.
Accogliendo il primo motivo del ricorso, assorbito il secondo, cassa in relazione con rinvio, anche per le spese del grado, alla Corte d’appello di Lecce in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 22 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 6 marzo 2019