primario - dequalificazione professionale - mobbing

09/12/2014 n. 25910 - sezione lavoro

Con sentenza 6 marzo 2012, la Corte d’appello di Cagliari rigettava gli appelli riuniti di M.G., medico per trent’anni con funzioni di aiuto primario e quindi primariali presso la divisione radioterapeutica dell’Odi C, attinto da due provvedimenti di trasferimento intimati dalla A.S.L. (OMISSIS) di Cagliari (il primo presso il Poliambulatorio di (OMISSIS), annullato in via cautelare ed il secondo, per incompatibilità ambientale, presso il Centro di Prevenzione Oncologica della stessa struttura), avverso le sentenze di primo grado, che ne avevano respinto le domande di accertamento dell’illegittimità dei due trasferimenti e del demansionamento subiti e di condanna risarcitoria per i danni sofferti, pure condannando l’appellante alle spese del grado.
Dato preliminare atto della suscettibilità di sole conseguenze risarcitorie, e non anche reintegratorie nel posto di lavoro, di un eventuale esito favorevole della vertenza al ricorrente per suo raggiungimento dell’età pensionabile nelle more, la Corte territoriale escludeva: a) la prova di un danno concretamente subito dal medico per effetto del primo trasferimento; b) l’illegittimità del secondo trasferimento, per accertata situazione di incompatibilità ambientale determinata dall’innegabile conflitto del ricorrente, assolutamente incapace di lavoro in equipe, con gli altri dirigenti medici della Divisione di Radioterapia, negativamente ridondante sull’efficienza organizzativa del reparto e la qualità dell’assistenza offerta; c) il demansionamento denunciato, per la prevalenza delle esigenze organizzative datoriali su quelle del dipendente, ai sensi dell’art. 2103 c.c. e per la destinazione del lavoratore, non reinseribile nel reparto di originaria provenienza ed invitato ad esprimere una scelta di gradimento di diverso plesso sanitario, ad ambulatorio comportante l’esercizio di mansioni analoghe alle precedenti e qualificanti sul piano professionale.
M.G. ricorre per cassazione con dieci motivi, illustrati da memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c., cui l’A.S.L. (OMISSIS) di Cagliari resiste con controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione di norme di diritto e insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per erroneo mancato riconoscimento, neppure adeguatamente giustificato, dei danni subiti per effetto del primo trasferimento per incompatibilità ambientale e relativo demansionamento, avuto riguardo alla natura e delicatezza delle mansioni svolte, nonostante la copiosa documentazione prodotta e le istanze istruttorie dedotte.
Con il secondo, il ricorrente deduce nullità della sentenza impugnata per violazione di norme sulla formazione del giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 e violazione degli artt. 175 e 187 c.p.c., art. 80 disp. att. c.p.c. e art. 2694 c.c., per mancata ammissione di mezzi istruttori, non avendo la sentenza impugnata argomentato il ravvisato difetto di prova dei danni denunciati, nonostante copiosa documentazione prodotta e le istanze di prova formulate.
Con il terzo, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione di norme di diritto e insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per mancato erroneo riconoscimento dei danni biologico, professionale e da immagine, in dipendenza del demansionamento conseguente al subito trasferimento inidoneo alle proprie competenze professionali (risultante dalle prove orali assunte), neppure questo accertato, nonostante la documentazione prodotta e le istanze istruttorie formulate.
Con il quarto, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2103 c.c. e omessa motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per la dequalificazione subita (ben configurabile anche nel pubblico impiego per l’obbligo datoriale di attribuzione al lavoratore di mansioni congrue alle competenze professionali), non essendo più stato reintegrato nelle mansioni proprie di specialista, ma trasferito a sede inadatta.
Con il quinto, il ricorrente deduce violazione dell’art. 132 c.p.c. e art. 111 Cost. e insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per assoluta inadeguatezza, in ordine al secondo trasferimento per incompatibilità ambientale, delle ragioni argomentative della sentenza impugnata, esclusivamente per relationem da quella di primo grado, senza esame delle effettive ragioni del trasferimento, dequalificante la professionalità del medico primario, in difetto dei presupposti di legge e di fatto, anche alla luce delle risultanze istruttorie.
Con il sesto, il ricorrente deduce vizio di motivazione e violazione di legge per difetto del requisito di tempestività del provvedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale (a tre anni dall’esposto sporto dai tre medici del reparto in supposto conflitto con il deducente), quando ormai ne erano venute meno le ragioni con la nomina di un nuovo primario.
Con il settimo, il ricorrente deduce violazione degli artt. 2103 e 2697 c.c. e illogica e insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per illegittimità del provvedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale in difetto dei requisiti di legge, pure in contrasto con le risultanze della relazione ufficiale del Servizio Sanitario della Regione Sardegna prodotta sub 8) e delle risultanze della prova orale.
Con l’ottavo, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2, comma 2 e art. 2103 c.c. ed omessa motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per il definitivo demansionamento operato con il trasferimento per incompatibilità ambientale, dovendo il giudizio di equivalenza, intimamente connesso con quello di professionalità, consistere in una valutazione di tipo oggettivo (di medesima collocazione delle mansioni di destinazione del lavoratore a livello contrattuale o di area professionale delle originarie) e da una di tipo soggettivo (in funzione dell’attitudine della nuova posizione alla piena utilizzazione o arricchimento del patrimonio professionale acquisito dal lavoratore): nel caso di specie da escludere per inadeguatezza, della nuova struttura in cui fu trasferito, al mantenimento delle proprie competenze di radioterapista, diverse da quelle di radiologo.
Con il nono, il ricorrente deduce violazione degli artt. 2103 e 2106 c.c., artt. 1 e 2 Cost. e vizio di motivazione, per l’irrilevanza del comportamento non collaborativo del lavoratore, invece negativamente valorizzato dalla sentenza impugnata (in relazione al non avere il deducente corrisposto all’invito della A.S.L. di indicare un plesso sanitario di suo gradimento per il trasferimento), ai fini del demansionamento subito.
Con il decimo, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 251 c.p.c. e dei principi regolanti la prova testimoniale e omessa motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per la non valutata inattendibilità dei testi indotti da controparte, anche previamente informati delle sue difese, come risultato nel corso della loro audizione. Il primo motivo, relativo a violazione e falsa applicazione di norme di diritto e insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per erroneo mancato riconoscimento dei danni da demansionamento per effetto del primo trasferimento, è inammissibile. Ed infatti, non sussistono le violazioni di legge neppure specificamente individuate, in difetto dei requisiti propri, non avendo il ricorrente proceduto, come pure avrebbe dovuto, ad una verifica di correttezza dell’attività ermeneutica diretta a ricostruire la portata precettiva della norma, nè nella sussunzione del fatto accertato dal giudice di merito nell’ipotesi normativa (Cass. 28 novembre 2007, n. 24756); neppure avendo specificato le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata motivatamente assunte in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie e con l’interpretazione fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina: così da prospettare criticamente una valutazione comparativa fra opposte soluzioni, non risultando altrimenti consentito alla corte regolatrice di adempiere al proprio compito istituzionale di verifica del fondamento della violazione denunziata (Cass. 26 giugno 2013, n. 16038; Cass. 28 febbraio 2012, n. 3010; Cass. 31 maggio 2006, n. 12984). Esse pure si declinano come vizio di motivazione, quale profilo di censura, in sede di legittimità, dell’allegata erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa, siccome esterna all’esatta interpretazione della norma, inerendo alla tipica valutazione del giudice di merito (Cass. 4 aprile 2013, n. 8315).
Ma anche i vizi di motivazione denunciati si risolvono in una richiesta, nella sostanza, di riesame dell’accertamento operato in fatto dalla Corte territoriale in ordine alla motivatamente esclusa ricorrenza di alcun danno dipendente dal primo trasferimento, per il breve intervallo temporale tra questo e la reintegrazione nel posto, in assenza persino di allegazione dal lavoratore di un danno concreto (come argomentato a pgg. 12, 13 della sentenza). E quindi richiesta di riesame nel merito della vicenda processuale, come noto indeferibile al giudice di legittimità, cui spetta la sola facoltà di controllo della correttezza giuridica e della coerenza logica e formale delle argomentazioni del giudice di merito, non equivalendo il sindacato di logicità del giudizio di fatto a revisione del ragionamento decisorio (Cass. 16 dicembre 2011, n. 27197; Cass. 19 marzo 2009, n. 6694; Cass. 5 marzo 2007, n. 5066): nel caso di specie assolutamente corretto ed esente da vizi logico-giuridici, invero neppure denunciati. Ma ulteriori profili di inammissibilità del mezzo sono ravvisabili nella sua genericità di prospettazione (comportante inammissibilità, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4: Cass. 19 febbraio 2009, n. 4044) e violazione del principio di autosufficienza, in riferimento a documentazione e istanze di prova, nè indicate nella sede di produzione, nè debitamente trascritte (in riferimento ai documenti: Cass. 15 novembre 2013, n. 25728; Cass. 18 maggio 2011, n. 10921; Cass. 6 febbraio 2007, n. 2560; alla non ammissione di prove orale dedotte: Cass. 3 gennaio 2014, n. 48; Cass. 31 luglio 2012, n. 13677; Cass. 30 luglio 2010, n. 17915).
Il secondo motivo, relativo a nullità della sentenza impugnata per violazione di norme sulla formazione del giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 e violazione degli artt. 175 e 187 c.p.c., art. 80 disp. att. c.p.c. e art. 2694 c.c., per mancata ammissione di mezzi istruttori, è pure inammissibile.
Come il precedente, esso è assolutamente generico in ordine alla valutazione della Corte territoriale di mancata assoluzione dell’onere della prova del danno dalla parte ad esso tenuta (ancora a pg. 13 della sentenza) e viola il principio di autosufficienza del ricorso, per il riferimento a copiosa documentazione prodotta e ad istanze di prova non ammesse, nè indicate nella sede di produzione, nè trascritte, nell’inconfigurabilità poi di alcun vizio di nullità della sentenza, meramente enunciato nella rubrica.
Il terzo motivo, relativo a violazione e falsa applicazione di norme di diritto e insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per mancato erroneo riconoscimento dei danni biologico, professionale e da immagine, in dipendenza del demansionamento conseguente al trasferimento subito da M. G. inidoneo alle sue competenze professionali, è inammissibile per le medesime ragioni suindicate esso risolvendosi in una pluralità segmentata di censure a motivazione corretta ed esauriente in relazione ai profili denunciati.
Il quarto motivo, relativo a violazione e falsa applicazione dell’art. 2103 c.c. e omessa motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per dequalificazione senza più reintegrazione di M.G. nelle mansioni di specialista, è parimenti inammissibile.
Anch’esso risulta generico, nella prospettazione astratta di ragioni (illustrate a pgg. da 21 a 25 del ricorso) che non specificano puntualmente la dequalificazione lamentata e neppure confutano le argomentazioni (a pgg. da 20 a 22 della sentenza), con le quali la Corte sarda ha adeguatamente escluso la dequalificazione lamentata, per le visite precedenti e successive alla cura radioterapica di competenza del dott. M. valutate professionalmente qualificanti, nella corretta (oltre che ovvia) suvvalenza delle esigenze del dipendente trasferito per incompatibilità ambientale rispetto a quelle organizzative del suo datore di lavoro.
Il quinto motivo (violazione dell’art. 132 c.p.c. e art. 111 Cost. e insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per inadeguatezza, in ordine al secondo trasferimento per incompatibilità ambientale, delle ragioni argomentative della sentenza impugnata, esclusivamente per relationem da quella di primo grado), il sesto (vizio di motivazione e violazione di legge per difetto del requisito di tempestività del provvedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale) ed il settimo (violazione degli artt. 2103 e 2697 c.c. ed illogica e insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per illegittimità del provvedimento di trasferimento per incompatibilità ambientale in difetto dei requisiti di legge, pure in contrasto con le risultanze istruttorie) ben possono essere congiuntamente esaminati, per la loro stretta connessione.
Essi sono inammissibili, non integrando la violazione delle norme di legge denunciate il vizio di legittimità previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in difetto dei requisiti suoi propri (Cass. 26 giugno 2013, n. 16038; Cass. 28 febbraio 2012, n. 3010; Cass. 31 maggio 2006, n. 12984), ma risolvendosi essa pure, così come quelli così esplicitamente dedotti, in vizio di motivazione ridondante in una richiesta di riesame del merito, indeferibile in sede di legittimità (Cass. 16 dicembre 2011, n. 27197; Cass. 19 marzo 2009, n. 6694; Cass. 5 marzo 2007, n. 5066), a fronte di una motivazione pienamente adeguata in proposito.
Bene, infatti, ha argomentato la Corte territoriale, fornendo una risposta esauriente sulla base di attento scrutinio delle risultanze istruttorie, in ordine al livello di disorganizzazione derivante dalla permanenza del dott. M. nel plesso sanitario in cui era inserito, per i contrasti con l’altro personale medico, nelle cui prescrizioni terapeutiche indebitamente ingeritosi e alla sua incapacità costitutiva di lavorare in equipe, elemento essenziale in un reparto ospedaliero e tenuto conto dei suoi compiti di coordinamento quale primario del reparto, permanenti le ragioni di contrasto in conseguenza dell’arrivo di un nuovo direttore (così a pgg. da 17 a 19 della sentenza).
Anche l’ottavo motivo, relativo a violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2, comma 2 e art. 2103 c.c. ed omessa motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, per il definitivo demansionamento di M.G. trasferito per incompatibilità ambientale, attesa l’inadeguatezza della nuova struttura all’utilizzazione delle sue competenze di radioterapista, è inammissibile.
Ed infatti, la doglianza attinge un accertamento in fatto del giudice di merito, insindacabile ove adeguatamente e correttamente motivato (Cass. 8 agosto 2011, n. 17095; Cass. 26 luglio 2010 n. 17514), come già rilevato nel caso di specie, nel quale la Corte territoriale ha dato adeguato conto, con motivazione corretta ed esauriente (in particolare, a pgg. da 17 a 20 della sentenza impugnata), delle ragioni giustificanti il trasferimento per incompatibilità ambientale, alla luce delle risultanze istruttorie scrutinate e delle ragioni tecniche, organizzative e produttive che lo hanno legittimamente consentito, a norma dell’art. 2103 c.c. (Cass. 16 giugno 1987, n. 5339), nei limiti di sindacato consentiti, senza alcuna interferenza nel merito della scelta operata dal datore di lavoro, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una delle possibili scelte, tutte ragionevoli, adottabili dal datore di lavoro sul piano tecnico, organizzativo e produttivo (Cass. 2 marzo 2011, n. 5099; Cass. 28 aprile 2009, n. 9921).
Il nono motivo, relativo a violazione degli artt. 2103 e 2106 c.c., artt. 1 e 2 Cost. e vizio di motivazione, per l’irrilevanza del comportamento non collaborativo del lavoratore ai fini del demansionamento datoriale, è assorbito dalla pronuncia di inammissibilità del precedente mezzo, che conferma l’accertamento di esclusione del demansionamento di M.G.. In ogni caso, esso è pure infondato, non risultando avere la Corte territoriale ritenuto il suo trasferimento ad altra struttura sanitaria (Centro di Prevenzione Oncologica presso il Poliambulatorio di Cagliari) giustificato dalla mancata espressione di una sua scelta di gradimento, quanto piuttosto, una volta verificata l’impossibilità di una concertazione, da una valutazione dell’Amministrazione di destinazione “ad un complesso ambulatoriale ove avrebbe potuto esercitare mansioni non certo identiche a quelle esercitate in precedenza, ma ad esse analoghe e assimilabili” (così a pg. 22 della sentenza).
Infine, il decimo motivo, relativo a violazione e falsa applicazione dell’art. 251 cp.c. e dei principi regolanti la prova testimoniale e omessa motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per omessa valutazione di inattendibilità dei testi indotti dalla A.S.L., è inammissibile.
Anche qui inconfigurabile la violazione della norma di diritto denunciata, in difetto dei requisiti suoi propri, sopra illustrati, la valutazione delle risultanze delle prove e la scelta, tra le varie, delle risultanze probatorie ritenute più idonee a sorreggere la motivazione (in particolare a pg. 18 della sentenza) involgono apprezzamenti di fatto riservati al giudice di merito, libero di attingere il proprio convincimento dalle prove che gli paiano più attendibili, senza alcun obbligo di esplicita confutazione degli elementi probatori non accolti, anche se allegati dalle parti (Cass. 16 dicembre 2011, n. 27197; Cass. 7 gennaio 2009, n. 42; Cass. 5 ottobre 2006, n. 21412).
Dalle superiori argomentazioni discende coerente il rigetto del ricorso, con la condanna alle spese del giudizio, secondo il regime di soccombenza.
P. Q.M

La Corte:
rigetta il ricorso e condanna M.G. alla rifusione, in favore di A.S.L. (OMISSIS) di Cagliari, delle spese del giudizio, che liquida in Euro 100,00 per esborsi e Euro 5.000,00 per compenso professionale, oltre rimborso forfettario per spese generali in misura del 15% e accessori di legge.
Così deciso in Roma, il 4 novembre 2014.
Depositato in Cancelleria il 9 dicembre 2014