Rivalsa contro i sanitari. Le sezioni unite chiariscono l'indipendenza del giudizio contabile innanzi alla Corte dei Conti

18/12/2014, n.26659 - Cassazione civile sezioni unite

Costituisce ius receptum che giurisdizione penale e civile, da un lato, e giurisdizione contabile dall’altro sono reciprocamente indipendenti nei loro profili istituzionali, anche quando investono un medesimo fatto materiale.

L’eventuale interferenza, che può determinarsi tra tali giudizi, pone esclusivamente un problema di proponibilità dell’azione di responsabilità davanti alla Corte dei conti (nonchè di eventuale osservanza del principio del ne bis in idem), senza dar luogo a questione di giurisdizione (fra le varie Sez. Unite 28 novembre 2013 n. 26582; Sez. Unite ord. 04 gennaio 2012 n. 11; Sez. Uniteord. 04 dicembre 2009 n. 25495).

Il presente giudizio ha avuto per oggetto il risarcimento dei danni conseguenti alla morte della piccola I.M., ricoverata in data (OMISSIS) presso l’Ospedale Umberto (OMISSIS) e successivamente deceduta il (OMISSIS) presso l’Ospedale di Palermo, dove era stata trasferita in extremis.

 I genitori, I. F. e C.A., e i fratelli, I.A., Ca. e C. – addebitando la morte della congiunta a negligenza e imperizia dei sanitari addetti all’Ospedale di (OMISSIS) – convenivano in giudizio presso il Tribunale di Enna l’Azienda Ospedaliera (OMISSIS) (di seguito, brevemente, Azienda Ospedaliera); questa, dal canto suo, chiedeva ed otteneva di chiamare in causa la Norditalia Assicurazioni s.p.a. (poi Carige Assicurazioni s.p.a.), che l’assicurava per la responsabilità civile, nonchè i medici, Pu.Ed., M.S. e F.E. che avevano operato nel reparto pediatrico in cui la piccola era stata ricoverata. I sanitari, a loro volta, chiamavano in giudizio la Fondiaria SAI s.p.a. per essere garantiti in forza del contratto di assicurazione personalmente stipulato per la responsabilità civile; anche la Carige Assicurazioni s.p.a. proponeva domanda nei confronti della Fondiaria SAI s.p.a., chiedendo la ripartizione dell’indennizzo assicurativo ai sensi dell’art. 1910 cod. civ..

In esito all’istruttoria, con l’espletamento di una c.t.u., con sentenza n. 62/2009 il Tribunale di Enna dichiarava inammissibile la chiamata in garanzia da parte dell’Azienda Ospedaliera nei confronti dei sanitari; dichiarava, altresì, inammissibili le domande dei sanitari nei confronti della Fondiaria SAI s.p.a. e la domanda della Carige Assicurazioni s.p.a. nei confronti della Fondiaria SAI s.p.a., mentre condannava l’Azienda Ospedaliera (OMISSIS) e la Carige Assicurazioni s.p.a., in solido tra loro e sino al limite dell’indennizzo assicurativo per quanto riguardava la compagnia assicuratrice, al risarcimento dei danni morali e biologici, subiti dagli attori iure proprio e iure successionis, oltre al rimborso delle spese processuali.

La decisione era gravata da impugnazione, in via principale, da parte dell’Azienda Ospedaliera (OMISSIS) e, in via incidentale, da parte degli originari attori, della Carige Assicurazioni s.p.a., dei sanitari E. e M. da C.G., quale coniuge ed erede del terzo sanitario Pu.Ed., deceduto nelle more, nonchè della Fondiaria SAI s.p.a..

Con sentenza in data 29.11.2011, notificata in data 02.03.3012, la Corte di appello di Caltanissetta, in parziale riforma, accoglieva, per quanto ritenuto di ragione, l’appello incidentale dei congiunti di I.M. in ordine al quantum delle pretese risarcitorie e condannava l’Azienda Ospedaliera (OMISSIS) e la Carige Assicurazioni s.p.a. al pagamento, in solido tra loro, al pagamento di Euro 321.200,00 in favore di ognuno dei genitori e di Euro 108.334,00 in favore di ogni dei tre fratelli, oltre interessi legali; dichiarava che la Carige Assicurazioni s.p.a. era tenuta al suddetto pagamento nei limiti del massimale di Euro 413.562,52;

dichiarava il difetto di giurisdizione in ordine alla chiamata in giudizio operata dall’Azienda Ospedaliera nei confronti dei sanitari F.E. e M.S. e degli eredi Pu.;

rigettava l’appello della Carige Assicurazioni s.p.a. nei confronti della Fondiaria SAI s.p.a. e confermava nel resto l’impugnata sentenza; condannava l’appellante principale al pagamento delle spese del giudizio in favore degli appellati e appellanti incidentali I.; compensava le spese tra le altre parti.

Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Azienda Sanitaria provinciale di Enna, svolgendo quattro motivi.

La Carige Assicurazioni s.p.a., depositando controricorso, ha dichiarato di aderire a due motivi del ricorso principale e ha, a sua volta, svolto ricorso incidentale (tardivo rispetto alla data di notificazione della sentenza) affidato a unico motivo, insistendo sulla domanda nei confronti della Fondiaria S.A.I..

C.G.N., quale vedova e unica erede di Pu.

E., ha resistito con controricorso e svolto, a sua volta, ricorso incidentale con unico motivo.

Anche E., A. e P.G. – precisato che la C. era costituita in sede di merito come “unica erede” dell’originario convenuto, stante la rinuncia dei figli – propongono ricorso incidentale con unico motivo.

La Fondiaria SAI s.p.a. ha depositato controricorso nei confronti della ricorrente incidentale Carige Assicurazioni s.p.a..

M.S. ha depositato memoria in prossimità dell’udienza collegiale originariamente fissata presso la sezione terza.

Nessuna attività difensiva è stata svolta da parte degli altri intimati.

I ricorsi principali e incidentali sono stati rimessi alle Sezioni Unite, in considerazione della questione di giurisdizione svolta dalla ricorrente principale.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente si da atto che i ricorsi, proposti in via principale e incidentale avverso la medesima sentenza, sono trattati congiuntamente ai sensi dell’art. 335 cod. proc. civ..

Sempre in via preliminare si rileva l’inammissibilità della “memoria” di M.S., giacchè l’atto di cui all’art. 378 cod. proc. civ. postula la previa notificazione e il previo tempestivo deposito del controricorso, che, nella specie, non sono mancati.

L’esame del ricorso principale è logicamente e giuridicamente prioritario.

1.1. Con il primo motivo di ricorso principale si denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 1 l’erroneità del capo della sentenza impugnata con il quale è stato dichiarato il difetto di giurisdizione ordinaria in favore di quella contabile relativamente alla domanda proposta dall’Azienda Ospedaliera nei confronti di M.S., F.E. e degli eredi dell’altro sanitario (deceduto nelle more del giudizio) Pu.Ed..

1.1.1. Il motivo riguarda il punto della decisione in cui la Corte di appello – in motivato dissenso con il primo giudice, che aveva ritenuto la chiamata in causa dei sanitari inammissibilmente diretta ad estendere la domanda attorea ai terzi chiamati – ha ritenuto che l’atto di chiamata fosse stato fatto per garanzia e manleva, inferendone, peraltro, il difetto di giurisdizione ordinaria, sul presupposto che la domanda di rivalsa dell’Azienda ospedaliera per il risarcimento del danno subito dall’assistito per fatto colposo dei suoi dipendenti dovesse ritenersi riservata alla giurisdizione speciale della Corte di Conti.

1.1.2. In contrario senso parte ricorrente – senza porre in discussione la qualificazione della domanda (peraltro conforme alle argomentazioni svolte a sostegno del primo motivo di appello) come intesa alla manleva per i danni che l’Azienda ospedaliera è tenuta a risarcire per il fatto colposo dei suoi sanitari – deduce che il precedente di legittimità (Cass. 04 dicembre 2001, n. 15288), richiamato dalla Corte territoriale, non è applicabile nel caso concreto, trattandosi di vicenda successiva alla soppressione delle U.S.L. e all’entrata in vigore della L. n. 20 del 1994, mentre, nella specie, non andava dichiarato il difetto di giurisdizione ordinaria sia in considerazione dell’intervenuta “privatizzazione” del rapporto di lavoro tra le Aziende e i dirigenti del S.S.N., sia avuto riguardo al “doppio binario” su cui operano la giurisdizione contabile e quella ordinaria; osserva, in particolare, che la giurisdizione contabile R.D. n. 1214 del 1934, ex art. 52 postula la colpa grave o il dolo del dipendente, mentre la responsabilità dei sanitari nei confronti dei terzi sussiste anche per colpa lieve e rileva, altresì, che, nella specie, il danno diretto e immediato subito dall’Azienda sanitaria, è solo quello non coperto da assicurazione.

1.1.3. Il motivo è fondato nei termini che seguono.

Invero costituisce ius receptum che giurisdizione penale e civile, da un lato, e giurisdizione contabile dall’altro sono reciprocamente indipendenti nei loro profili istituzionali, anche quando investono un medesimo fatto materiale.

L’eventuale interferenza, che può determinarsi tra tali giudizi, pone esclusivamente un problema di proponibilità dell’azione di responsabilità davanti alla Corte dei conti (nonchè di eventuale osservanza del principio del ne bis in idem), senza dar luogo a questione di giurisdizione (fra le varie Sez. Unite 28 novembre 2013 n. 26582; Sez. Unite ord. 04 gennaio 2012 n. 11; Sez. Uniteord. 04 dicembre 2009 n. 25495).

In particolare l’azione proposta dal Procuratore contabile non si identifica con quella che l’amministrazione può autonomamente promuovere nei confronti dei propri funzionari (e/o di quelli dell’ente esterno) autori del danno per farne valere la responsabilità (anche solidale), posto che – come osservato dalla Corte Costituzionale (sentenze n. 104/1989 e n. 1/2007), correlativamente evidenziando le notevoli differenze tra il giudizio contabile e quello in cui le singole amministrazioni ritengono di far valere l’interesse particolare e concreto in relazione agli scopi specifici che ciascuna di esse persegue – il Procuratore Generale della Corte dei Conti, nella promozione dei giudizi, agisce nell’esercizio di una funzione obiettiva e neutrale, rivolta alla repressione dei danni erariali conseguenti ad illeciti amministrativi: rappresentando l’interesse generale al corretto esercizio, da parte dei pubblici dipendenti, delle funzioni amministrative e contabili, e cioè un interesse direttamente riconducibile al rispetto dell’ordinamento giuridico nei suoi aspetti generali ed indifferenziati.

Il principio dell’autonomia e non coincidenza delle due giurisdizioni – quella civile ( o penale) e quella contabile – e l’operare di meccanismi di procedibilità attinenti al merito trova, del resto, puntuale conferma nel disposto della L. n. 97 del 2001, art. 7 (a tenore del quale La sentenza irrevocabile di condanna pronunciata nei confronti dei dipendenti indicati nell’art. 3… è comunicata al competente procuratore regionale della Corte dei conti affinchè promuova entro trenta giorni l’eventuale procedimento di responsabilità per danno erariale…), nonchè nella L. n. 103 del 2009, art. 17, comma 30 ter che ha ribadito, rendendola di carattere generale, la regola per cui le procure della Corte dei conti possono iniziare l’attività istruttoria ai fini dell’esercizio dell’azione di danno erariale a fronte di specifica e concreta notizia di danno, fatte salve le fattispecie direttamente sanzionate dalla legge¯; a prescindere, dunque, dalla possibilità delle amministrazioni interessate di promuovere l’ordinaria azione civilistica di responsabilità (cfr. Sez. Unite 10 settembre 2013, n. 20701).

In sostanza il tema proposto, pur involgendo la giurisdizione, non pone una questione di riparto, giacchè la giurisdizione della Corte dei Conti non è sostitutiva dei normali rimedi derivanti dai singoli rapporti intercorrenti tra l’amministrazione e i soggetti danneggiane. Di conseguenza la Corte di appello non avrebbe potuto affermare il difetto di giurisdizione ordinaria in favore di quella contabile, ma avrebbe dovuto accertare la fondatezza o meno della autonoma domanda di manleva proposta dall’Azienda Ospedaliera nei confronti dei propri sanitari, di cui, peraltro, neppure risulta intervenuta condanna in sede contabile.

1.2. Con il secondo motivo di ricorso principale si denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 1917 e 1375 cod. civ., nonchè omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su circostanza decisiva relativamente alla ritenuta inammissibilità della domanda di garanzia e manleva proposta dall’Azienda ospedaliera nei confronti della Carige per le somme eccedenti il massimale dichiarato.

1.2.1. Il motivo riguarda il punto della decisione in cui è stata confermata la statuizione di inammissibilità dell’indicata domanda di condanna ultra massimale, per la considerazione che la stessa era stata formulata dalla Azienda Ospedaliera nei confronti della terza chiamata solo in sede di precisazione delle conclusioni, risultando estranea al thema decidendum, così come cristallizzato nei tempi processuali di cui all’art. 183 cod. proc. civ..

1.2.2. In contrario senso parte ricorrente osserva che la domanda era stata formulata sin nella comparsa di risposta e successivamente reiterata negli atti di causa con la specifica richiesta di condanna al pagamento di tutti quegli importi che alla convenuta potranno essere addebitati o che sarà costretta a pagare in relazione al presente giudizio, ivi compresi interessi e svalutazione se dovuti;

rileva, in particolare, che – secondo la più recente giurisprudenza – ai fini della condanna per mala gestio non è necessario che il danneggiato abbia proposto una specifica domanda di responsabilità per colpevole ritardo, essendo sufficiente che, dopo avere costituito in mora l’assicuratore, abbia richiesto anche gli interessi e il maggior danno da svalutazione monetaria.

1.2.3. Il motivo è infondato.

Innanzitutto si osserva che il principio, invocato dall’odierna ricorrente – secondo cui sarebbe stato sufficiente aver formulato, come nella specie, la richiesta di condanna dell’assicuratore al pagamento di tutti gli importi che sarebbero stati addebitati all’assicurata Azienda ospedaliera, ivi compresi interessi e svalutazione se dovuti per ritenere tempestivamente proposta la domanda di pagamento ultra massimale – non è pertinente all’ipotesi che ci occupa, riecheggiando, piuttosto, temi che sono stati elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in tema di R.C.A. (in cui sussiste azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore).

A tal riguardo sono state, infatti, individuate due diversi tipi di responsabilità conseguenti all’ingiustificato ritardo dell’assicuratore nell’adempimento delle proprie obbligazioni nei confronti del danneggiato: la prima è quella per c.d. mala gestio impropria nei confronti del danneggiato stesso (trascorso il termine di cui alla L. n. 990 del 1969, art. 22 e, attualmente, i termini di cui al D.Lgs. n. 209 del 2005, art. 145 alla cui scadenza l’assicuratore è da considerarsi in mora, semprechè sia stato posto in grado con la richiesta di determinarsi in ordine all’an e al quantum della somma dovuta a titolo di risarcimento), la quale ha per effetto l’obbligo di pagare gli interessi ed, eventualmente, il maggior danno ex art. 1224 c.c., comma 2, anche in eccedenza rispetto al massimale; l’altra è quella per c.d. mala gestio propria, che sussiste nei confronti non del danneggiato, ma dell’assicurato, e ha per effetto l’obbligo dell’assicuratore di tenere indenne quest’ultimo, anche in misura eccedente il massimale, di un importo pari alla differenza tra quanto il responsabile avrebbe dovuto pagare al danneggiato se l’assicuratore avesse tempestivamente adempiuto le proprie obbligazioni, e quanto invece sarà costretto a pagare in conseguenza del ritardato adempimento.

E poichè la c.d. mala gestio impropria (id est: responsabilità da colpevole ritardo) trova titolo nel ritardo, è ricorrente nella giurisprudenza di questa Corte l’affermazione che il danneggiato (da sinistro stradale) non ha l’onere di formulare la relativa domanda in modo espresso, potendosi la stessa ritenere necessariamente ricompresa nella richiesta di condanna dell’assicuratore stesso all’integrale risarcimento del danno (Cass. 24 gennaio 2006, n. 1315), mentre al contrario, l’assicurato, il quale intenda invocare la responsabilità ultramassimale del proprio assicuratore della R.C.A., per c.d. mala gestio propria, ha l’onere di formulare in modo esplicito la relativa domanda (Cass. 28 giugno 2010, n. 15397). E ciò in quanto trattasi di responsabilità contrattuale, che richiede la specifica allegazione e prova dei comportamenti che la sostanziano, configurabili nel caso in cui l’assicuratore, avvalendosi del patto di gestione della lite, la gestisca in modo da arrecare pregiudizio all’assicurato ovvero anche nell’ipotesi in cui, senza un apprezzabile motivo, rifiuti di gestire la lite e se ne disinteressi in modo da recare pregiudizio allo stesso assicurato.

1.2.4. Nella specie (indiscussa, sia da parte della Carige, che dell’Azienda Ospedaliera, la condanna diretta dell’assicuratore nei confronti dei danneggiati, entro i limiti del massimale), viene in rilevo il rapporto assicurata/assicuratore, nell’ambito del quale l’obbligazione indennitaria, fatta valere dall’Azienda con la domanda di garanzia, ha il suo limite nel massimale di polizza. Ne consegue che la richiesta di manleva per le somme poste a carico dell’Azienda assicurata eccedenti il massimale di polizza non può ritenersi implicita nella richiesta di rimborso di tutti gli importi che sarebbero stati addebitati e/o erogati ivi compresi interessi e svalutazione se dovuti, postulando la proposizione di apposita domanda di responsabilità contrattuale, per violazione dell’obbligo dell’assicuratore di comportarsi secondo buona fede o correttezza nell’esecuzione del contratto ai sensi degli artt. 1175 e 1375 cod. civ..

Correttamente, dunque, è stato esclusa l’ammissibilità e tempestività della domanda di pagamento delle somme ultramassimale, siccome formulata solo in sede di precisazione delle conclusioni.

1.3. Con il terzo motivo di ricorso si denuncia insufficiente motivazione su circostanza decisiva: carenze e imprecisioni della c.t.u.. A parere della ricorrente il contenuto della relazione di c.t.u. non era affatto in grado di dissipare i dubbi in ordine ai quesiti posti dal Giudice ai consulenti e, segnatamente, in ordine alla causa del decesso di I.M. e, correlativamente, alla responsabilità dei sanitari, anche perchè era mancato un esame autoptico.

1.3.1. Il motivo è, per un verso, carente di autosufficiente, essendo affidato ad una mera selezione di alcuni brani della c.t.u., per altro verso, attinge valutazioni di stretto merito, qui non sindacabili.

In particolare si rileva che la Corte territoriale ha fatto riferimento non solo alla c.t.u. espletata nel corso del giudizio civile di danno, ma anche alla perizia collegiale svolta nel parallelo procedimento penale, ritualmente acquisita agli atti ed utilizzabile nel giudizio civile ad integrazione del materiale probatorio, per evincerne argomenti di valutazione. Ne ha, quindi, tratto, in termini congrui e logici e, comunque, qui non idoneamente attinti, il convincimento che i sanitari, sin dal primo ricovero, avrebbero potuto formulare la diagnosi di sospetta sindrome di Reye, pervenendo, dunque, alla conclusione – conforme ai principi della regolarità causale – che, in difetto di altri fattori alternativi, la morte della piccola I.M. era conseguente al mancato fronteggiamento, secondo letteratura medica, della patologia della sindrome di Reye insorta nella minore e non trattata; donde la piena responsabilità della struttura sanitaria per l’evento letale verificatosi.

Le critiche della ricorrente non evidenziano alcuno specifico vizio di motivazione, limitandosi a contrapporre alla ricostruzione e valutazione dei giudici di appello una propria diversa valutazione, risolvendosi pertanto la doglianza in una mera censura di merito, inammissibile nel giudizio di legittimità.

1.4. Con il quarto motivo di ricorso si denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 violazione o falsa applicazione dell’art. 91 cod. proc. civ..

1.4.1. Il motivo, afferente la condanna al pagamento delle spese di appello in favore degli appellati congiunti della piccola I. M., è manifestamente infondato, alla luce del principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità, secondo cui in materia di spese processuali, l’identificazione della parte soccombente è rimessa al potere decisionale del giudice del merito, insindacabile in sede di legittimità, con l’unico limite di violazione del principio per cui le spese non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa. (Cass. 16 giugno 2011, n. 13229); il che, nella specie, non si è verificato.

In definitiva va accolto il primo motivo, mentre il ricorso principale va rigettato nel resto.

2. Con l’unico motivo di ricorso incidentale la Carige denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 violazione o falsa applicazione dell’art. 1910 cod. civ. e ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione in ordine alla reiezione della domanda di applicazione della norma di cui all’art. 1910 cod. civ. proposta dalla Carige nei confronti della Fondiaria SAI. 2.1. Il ricorso incidentale è inammissibile.

Come evidenziato nella relazione orale svolta in udienza, il ricorso incidentale è stato proposto con controricorso (tempestivo ex art. 370 cod. proc. civ., ma) tardivo agli effetti dell’art. 327 cod. proc. civ.: ciò in quanto la sentenza impugnata è stata notificata (come riconosce la stessa ricorrente incidentale) in data 02.03.2012, mentre il controricorso con ricorso incidentale nei confronti della Fondiaria SAI è stato inoltrato per la notifica in data 05.06.2012.

Invero il ricorso incidentale, proposto in cause scindibili nei confronti di una parte che non abbia proposto ricorso principale, è inammissibile se notificato oltre il termine di cui all’art. 325 cod. proc. civ. (o di cui all’art. 327 cod. proc. civ.) (Cass. 07 gennaio 2009, n. 50; cfr. anche Cass. 20 gennaio 2010, n. 920; Cass. 07 settembre 2009, n. 19286), semprechè, ovviamente, il ricorso principale non metta in discussione l’assetto degli interessi derivante dalla sentenza al quale era stato prestato acquiescenza.

Invero, in base al principio dell’interesse all’impugnazione, l’impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile, a tutela della reale utilità della parte, tutte le volte che l’impugnazione principale metta in discussione l’assetto di interessi derivante dalla sentenza alla quale il coobbligato solidale aveva prestato acquiescenza; conseguentemente, è ammissibile, sia quando rivesta la forma della controimpugnazione rivolta contro il ricorrente principale, sia quando rivesta le forme della impugnazione adesiva rivolta contro la parte investita dell’impugnazione principale, anche se fondata sugli stessi motivi fatti valere dal ricorrente principale, atteso che, anche nelle cause scindibili, il suddetto interesse sorge dall’impugnazione principale, la quale, se accolta, comporterebbe una modifica dell’assetto delle situazioni giuridiche originariamente accettate dal coobbligato solidale. (Cass. Sez. Unite, 27 novembre 2007, n. 24627; cfr. anche Cass. 29 marzo 2012, n. 5086).

Senonchè, nella specie, l’interesse della Carige a impugnare il capo della sentenza con cui è stato rigettato il proprio appello incidentale nei confronti di Fondiaria SAI, inteso al riconoscimento del proprio diritto di regresso, derivava dalla stessa sentenza (non impugnata in termini) e non già dall’impugnazione principale; e ciò non solo ove si faccia riferimento ai motivi di ricorso, cui la Carige ha (impropriamente) dichiarato di “associarsi” – e cioè quello proposto dall’Azienda nei confronti dei sanitari (rapporto, cui la Carige è estranea) e quello proposto nei confronti degli eredi Pu. (se non altro perchè l’accoglimento del motivo, avrebbe rimosso il fondamento del negato regresso e non già determinato l’interesse a impugnare la sentenza relativamente a detto diniego) – ma anche in relazione all’altro motivo di ricorso, rispetto al quale la controricorrente/ricorrente incidentale ha resistito. Detto motivo poneva in discussione, infatti, il rapporto Azienda assicurata/Carige, postulando una responsabilità contrattuale (ultramassimale) della seconda, del tutto autonoma rispetto alla domanda di regresso esperibile nei confronti dell’altro assicuratore ex art. 1910 cod. civ. in ragione delle indennità dovute secondo i rispettivi contratti.

E’ appena il caso di aggiungere – atteso che la tardività del ricorso incidentale è stata, comunque, evidenziata in sede di relazione – che l’inammissibilità dello stesso ricorso può essere senz’altro rilevata senza la concessione del termine di cui all’art. 384 c.p.c., comma 3, trattandosi di questione processuale, attinente alla tempestività dell’impugnazione, con la conseguenza che la prospettazione preventiva del tema alle parti non avrebbe, comunque, potuto involgere profili difensivi non trattati.

3. L’accoglimento del primo motivo di ricorso principale, relativo ai rapporti Azienda/sanitari, comporta l’assorbimento dei ricorsi incidentali di C.G.N., nonchè di E., A. e P.G. in tema di regolazione delle spese.

In conclusione la sentenza impugnata va cassata in relazione all’unico motivo accolto con rinvio alla Corte di appello di Caltanissetta in diversa composizione perchè faccia applicazione dei principi esposti sub 1.1.3., provvedendo anche alla regolazione delle spese del giudizio di cassazione.

Può, invece, senz’altro procedersi alla regolazione delle spese processuali nei rapporti tra Carige e le altre parti, proprio per quanto innanzi evidenziato in ordine all’estraneità della stessa compagnia di assicurazione agli esiti del ricorso principale e, quindi, anche al successivo iter processuale. Al riguardo – considerato il rilievo di ufficio dell’inammissibilità del ricorso incidentale e la natura dell’unica questione in cui la Carige non è soccombente – si ravvisano i motivi di cui all’art. 92 cod. proc. civ. (nel testo originario qui applicabile ratione temporis) per la compensazione integrale delle spese del giudizio di legittimità nei rapporti tra la ricorrente incidentale e le altre parti.

P.Q.M.

La Corte, decidendo sui ricorsi riuniti, accoglie il primo motivo di ricorso principale, rigettandolo nel resto; dichiara inammissibile il ricorso incidentale della Carige Assicurazioni s.p.a.; assorbiti i ricorsi incidentali di C.G.N., nonchè di E., A. e P.G.; cassa in relazione e rinvia anche per le spese del giudizio di cassazione alla Corte di appello di Caltanissetta in diversa composizione; dichiara interamente compensate le spese del giudizio di legittimità tra la Carige Assicurazioni s.p.a. e le altre parti.

Così deciso in Roma, il 4 novembre 2014.

Depositato in Cancelleria il 18 dicembre 2014